Koikoikoi ha realizzato questa intervista per il quarto numero della rivista italiana Bang Art, appena uscito in edicola o acquistabile dal sito bangart.it. Abbiamo intervistato, per voi e per i lettori di Bang Art, Kid Acne, street artist, illustratore e… rapper inglese.
Koikoikoi: Iniziamo con una domanda abbastanza ovvia: sei un musicista e un visual artist allo stesso tempo. Se ti chiediamo quale dei due è il lavoro e quale è l’hobby, cosa rispondi?
Kid Acne: Be’, sono iniziati entrambi come hobby, ma direi che sono un artista prima di tutto e poi un musicista. Anche quello dell’artista non lo vedo come un lavoro, ma mi rende autosufficiente. Come musicista dipendo dai miei amici, quindi direi che è meno regolare.
K: Qual è il legame principale tra la tua musica e la tua arte?
KA: L’unica connessione è che faccio entrambe le cose. I graffiti e il rap derivano entrambi dall’hip hop, ma più vado avanti con l’età e meno la mia musica è rap e la mia arte si avvicina ai graffiti. Si tratta semplicemente della mia personalità espressa in modi differenti a seconda di cosa mi sento di fare o cosa voglio dire in quel momento.
K: Hai un modo originale di essere un graffitista. Hai un intero mondo di personaggi e preferisci disegnare scene che sembrano raccontare una storia, non ti limiti alle classiche scritte e tags, e anche dove usi solo il lettering, sembri voler infondere una storia ai tuoi pezzi. Dove trovi l’ispirazione per i tuoi lavori? Dove nascono i tuoi personaggi?
KA: Ho sempre dipinto lettere e tags e lo faccio ancora, ma non sempre sono abbastanza per esprimere quello che voglio dire. Alcune persone si accontentano di scrivere solo lettere, e anch’io lo facevo un tempo, ma poi ho sentito che stavo solo uniformandomi alla mediocrità e non avevo davvero una voce mia. I graffiti sono una scuola importante, ma ci vuole anche il proprio stile e bisogna rompere le convenzioni. Io vengo da un background di writing, non di street art, ma penso che l’ispirazione derivi dalla volontà di vedere cose che normalmente non si vedono nei classici graffiti e di presentarle a un pubblico più vasto che non quello di soli writers. In realtà furono anche alcuni di loro a chiedermi di dipingere i miei personaggi, perché li trovavano diversi dalle solite cose e volevano vedere qualcosa di originale. Il mio lavoro non è all’avanguardia, non è il migliore che ci sia, ma sono fiero di poter dire che è mio! è il mio stile e la mia personalità. Vedo molta gente creare cose che all’apparenza sono molto convincenti, ma non sono le loro – le hanno rubate da qualche book o da Internet. Lo stile individuale e la personalità sono la cosa più importante, penso, altrimenti stai solo colorando degli spazi numerati.
K: Uno stile molto analogico… e qual è invece il tuo rapporto con l’arte digitale?
KA: Disegno tutto a mano libera. Non uso mai riga e squadra e utilizzo il computer solo per impostare i lavori per la stampa. Le mie tecniche preferite sono la serigrafia e lo spray, ma non le mischio mai, mi piace il processo analogico di entrambe.
è tutto migliore nella vita reale.
K: Hai qualche eroe nel mondo dell’arte? E nella musica? Sia nel passato che nel presente
KA: Direi che i miei eroi in campo artistico sono Ramm:Ell:Zee e Quentin Blake. I miei eroi musicali forse i Beastie Boys, New Kingdom e Mark E. Smith. L’artista che mi ha influenzato di più comunque è She One e il musicista dal quale ho imparato di più è suo cognato, Req One. Sono entrambi i miei veri eroi!
K:Dicci qualcosa dell’ambiente in cui sei cresciuto. Il fatto di vivere in una piccola città e non in una metropoli come Londra ti ha influenzato in qualche modo? Secondo te come è cambiata la scena street art in questi anni, per te che l’hai vissuta sia da musicista che da artista?
KA: Sono cresciuto in una piccola città, un posto carino e tranquillo, ma anche il tipo di posto dove è facile perdersi con le droghe o sposarsi molto presto. Ero l’unico ragazzino a fare graffiti, ma è stato bello avere amici non graffitisti. Facevamo gite, barbecue, andavamo a nuotare, suonavamo in band, ci ubriacavamo e prendevamo droghe, facevamo musica e fumetti, in pratica qualunque cosa per sfuggire alla noia.
Era un buon posto dove crescere, ma odierei vivere lì adesso. Ho traslocato a Sheffield quando avevo diciassette anni per studiare all’Accademia di Belle Arti e non mi sono più mosso da allora. è una buona sistemazione, anche se non c’è molto per quanto riguarda la scena graffiti, ma ho tanti amici e sono circondato da una bellissima campagna. Vado a Londra regolarmente e viaggio all’estero il più possibile. Vivere a Sheffield significa poter viaggiare per il mondo, ma anche avere un posto dove tornare chiamato casa.
K: Sei sempre stato incline alla sperimentazione nel tentativo di distinguerti. Hai qualche consiglio? In questo periodo storico, con Internet si possono avere un sacco di fonti di ispirazione, ma anche un’omologazione del linguaggio? Che siti navighi?
KA: Odio veramente Internet. Avevo un sito molto basilare sette o otto anni fa, ma poi l’ho eliminato perché lo trovavo senza senso. Ho usato Facebook per sei mesi, poi ho cancellato il mio profilo. Ho una pagina su MySpace, ma continuo a pensare di elimare anche quella. Ho iniziato un blog diciotto mesi fa. La ragione principale era tenere traccia dei miei lavori. è bello guardarsi indietro dopo un anno e poter dire: «Ho davvero fatto qualcosa quest’anno. Quand’è successo?». Cerco di tenere il mio blog strettamente per i miei lavori, ma sono solo il 5% di quello che faccio. Non voglio che tutto quello che creo finisca su Internet, ma è un male necessario, non ne potevo più di vedere foto orrende dei miei lavori su Flickr e ho pensato: «Se non puoi batterli, unisciti a loro»… Ed eccomi qui! è bello poter avere il controllo sui propri lavori, ma è anche bello lasciar andare. Una volta che sono sul mio sito non ci penso più, non mi interessa più niente nemmeno di Flickr. Sono felice che alla gente piacciano i miei lavori abbastanza da fotografarli e metterli online e sono felice di avere il mio sito personale. Guardo qualche sito, ma preferisco vedere vecchi video musicali su YouTube. Ci sono veramente dei classici e per di più io non ho la TV.
K: Cosa ci racconti della tua esperienza così variegata? Disegnare toys per Kidrobot, skate, totem, abbigliamento… Cosa cambia per te all’inizio di ogni progetto? Cerchi di avvicinarti all’esigenza del cliente oppure fai le tue cose e solo dopo le adatti al supporto?
KA: Mi interessano diversi processi di stampa, ma ogni cosa inizia allo stesso modo: con uno schizzo.
Non cerco molto il lavoro, la gente mi contatta. Ho avuto un agente per un periodo, ma non mi ha procurato nessun lavoro e poi è bello fare le cose per conto proprio se ci si riesce. Alcuni clienti sono buoni, altri meno. Il lavoro migliore è solitamente quello per il quale non vengo pagato, ma non cambia quello che faccio. Se a un’azienda piace il mio lavoro bene, altrimenti possono trovare un altro. Non importa se sono 50 sterline o 5000, io faccio sempre le mie cose. Bisogna sempre ricordare che è per quello che ti hanno contattato all’inizio.
K: Dove sarà Kid Acne nel 2019? E nel 2059? Sai, una specie di viaggio nel tempo ideale…
KA: Il 2019 non è poi così lontano, quindi probabilmente starò ancora facendo le stesse cose di oggi. Spero di non essere morto prima del 2059, se così sarà, per favore suonate Ooh La La dei The Faces al mio funerale, seguita da Infiltrate 202 degli Altern 8 e Tribal Bass di Rebel MC. Peace out.
Non perdete il nuovo numero di Bang Art, dove, oltre a questa intervista trovate molti altri contenuti interessanti e 2 intere pagine curate e firmate da Koikoikoi!
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