Intervista a Godmachine
agosto 27th, 2008 |
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Illustration, Illustrators interviews, Interviews
Vagando su internet alla ricerca di ispirazione sono incappato nei lavori di un illustratore che mi ha subito colpito per il suo stile. Si fa chiamare Godmachine. Ho deciso di intervistarlo per saperne di più su di lui e sui suoi lavori dallo stile skater anni 80. E’ anche molto attivo nel design di t-shirt quindi gli ho posto alcune domande specifiche che sicuramente interesseranno chi come me è amante della grafica su magliette.
Ho condotto quest’intervista per Abduzeedo.com. qui la trovate per la prima volta in italiano.
D- Dicci qualcosa di te e del tuo lavoro. Come hai cominciato? Cosa hai studiato? Da cosa trai ispirazione?
R- Vivo in Galles (UK), con i miei due gatti e la mia futura consorte. Disegno da sempre (se ricordo bene ero molto meglio quando ero più giovane) ma non avevo mai pensato di poter impostare una carriera su quello. Ho sempre voluto lavorare nel cinema (ho fatto qualche anche corso serio), guardare un sacco di film (ahah), ma non avete idea di che dedizione e concentrazione ci voglia per diventare un film maker – è un impegno molto serio. In seguito ho studiato “Time Based Media” agli albori di Flash, mai avuto un computer o anche giocato a qualche videogame, ero perduto. Non ero nemmeno capace di accendere un Mac all’università, ero scoraggiato. Ho abbandonato e dopo un anno di lavoro con i senzatetto ho iniziato un corso di comunicazione. L’ho finito, ma non posso dirvi come, ero perso anche a quel corso. Era un corso nuovo e gli insegnanti sembravano non sapere cosa stava succedendo, ho imparato tutte le basi, ma ero comunque fuori dal mio campo. Ho passato la maggior parte del tempo a disegnare schizzi stile Lenor o illustrazioni a inchiostro tipo Beard. Un’insegnante mi prese da parte e mi disse “Non mi piacce questo tipo di lavori. Non li capisco e li trovo offensivi. Ma capisco anche che potresti avere successo con quelli”. Mi irritò un po’ perchè bocciava qualunque cosa facessi. Fortunatamente seppi che il coordinatore del corso era un grande fa di Tom Waits come me e prendeva lo stesso bus che prendevo io. Fece sì che prendessi dei voti decenti da lei e mi guardò le spalle.
Non credo si possa insegnare la grafica o la tipografia - o l’afferri o niente. Ho passato ore a fissare poster su ffffound, cercando di capire cosa ci fosse dietro la grafica/tipografia che piace alla gente – non sono giunto a nessuna conclusione.
Così per un sacco di tempo ho vagato in questo mondo di grafica e tipografia, con tutti questi ragazzetti (io ero uno studente adulto) che si “masturbavano” su queste grafiche vettoriali pulitissime – ero perso…
… finchè non ho scoperto che erano di nuovo di moda le vecchie grafiche da skate. Un mio amico, grande collezionista di skateboard, me ne parlò e fu come quando scoprii Horsebites – pose definitivamente le basi per quello che sto facendo adesso. Ho avuto modo di comunicare molto con lui e posso dire che è uno dei tizi più simpatici là fuori (vorrei menzionare molte altre persone, ma temo verrebbe fuori solo una lista infinita). I teschi trash e simili ritornarono di moda giusto in tempo.
D- Che strumenti usi di solito? Sia tradizionali che digitali.
R- Non ho la pazienza per muovere quadratini tutto il giorno (Illustrator). Finalmente la mia fidanzata mi portò una tela e dei colori e mi disse di dipingere – per poco non morivo – tutta la mia roba fino a quel momento era su fogliacci, fatta a penna o a matita. Ero molto influenzato da Gieger, Aubrey Beardlsy, Klimt, Richard James e molti altri… e chiunque disegnasse per 2000AD (pubblicazione britannica a fumetti di stampo fantascientifico. Ndr) negli 80 e 90.
Un mio amico comprò il dipinto, così ne feci altri. Poi rovinai il nostro ingresso e la nostra cucina con colori acrilici e iniziai a lavorare per aprire uno studio. Odiavo dover camminare fino allo studio per dipingere ogni giorno e finalmente vollero indietro lo spazio. Non avevo più tempo e spazio per dipingere, mi mancava. Così, lentamente, negli anni iniziai ad ingranare con Photoshop (sono ancora un completo idiota) e iniziai a capirne di pennelli e texture e come scannerizzare i miei disegni a penna per colorarli al computer. Mi ci sono voluti anni per imparare questa roba. Ho comprato una tavoletta grafica molto tempo fa e non la usavo mai. Adesso è tutto quello che uso, realizzo gli schizzi direttamente al computer. Uso solo photoshop e nient’altro – mi ci sono voluti quasi cinque anni per arrivare al punto in cui sono ora. Ho smesso di usare la versione 7 solo tre mesi fa. Sono old school.
D- Ci potresti descrivere il tuo metodo di lavoro dallo schizzo al prodotto finito?
R- Quello che ho imparato dai computer è che è cooooosì (sic) facile correggere gli errori, diversamente che con la pittura, dove correggere un errore può portare via dei giorni. Creo uno scarabocchio, letteralmente uno scarabocchio di circa sei linee su uno pezzetto di carta. Immagino nella mia testa come voglio che sia e inizio ad abbozzarlo al computer, usando i livelli inizio ad affinarlo finchè il risultato non sorprende anche me. Faccio pause regolari dal computer, gioco coi miei gatti, faccio le pulizie, compro verdura e frutta fresca per il giorno o faccio un po’ di giardinaggio, così impiego circa un giorno o due a finire un’immagine. Ma a volte sono come un cane con l’osso e sto sveglio finchè non ho finito. Non prendo una penna o una matita in mano da secoli, ho comprto qualche blocco schizzi e delle matite e ho provato a schizzare ancora e ancora, ma sono troppo ansioso di finire, così appena ho pensato a qualcosa vado dritto al computer a realizzarlo, e siccome lavoro a casa non sono mai troppo lontano dal pc per portare con me un blocco schizzi…. odio questa cosa ahahah… ma la amo…
D- Quando ti viene commissionato un lavoro, per una t-shirt ad esempio, quanta libertà hai solitamente?
R- La libertà su un pezzo varia di volta in volta. “Hei senti, fai le tue solite robe stile Godmachine”, così ecco nascere il malefico bimbo mutante a cui stavo pensando da tempo e lo realizzo. Poi ti dicono “Oh cavolo fratello, è fuori di testa! Ma… pensiamo che sia un po’ troppo….sai…”. Ahahah, quindi è figo avere libertà, ma spesso la gente non capisce cosa questo comporta realmente. Altri invece hanno in mente qualcosa di molto specifico e questo può essere comunque figo oppure essere una sfida. Poi impari a capire con chi hai a che fare e poni qualche regola. Io solitamente provo a disegnare quello che voglio e fare in modo che qualcuno lo voglia comprare. E’ uno schifo quando deve adeguarsi a qualcosa, ma è sempre meglio che una marea di rifiuti. Ho conosciuto designer depressi dai troppi rifiuti, non è fico. Faccio anche qualche lavoro sotto art direction comunque. Credo che la gente venga da te perchè vuole un po’ di te nell’immagine, vogliono quello che fai tu, ma non è sempre facile capire cosa ci sia nella testa di qualcuno ahah.
Non do la colpa al cliente, penso abbia molto a che fare con la tua esperienza e con il tuo book di lavori. Piano piano miglioro e quando la gente mi dice “un mostro vivace” posso generalmente capire cosa hanno visto nel mio book e azzeccarci 8 volte su 10. E’ decisamente una capacità, non è detto che arriverà il giorno che farai sempre tutto “giusto”, ci sono artisti di alto livello che continuano a ricevere rifiuti.
D- Nel design di t-shirt quali sono i problemi più comuni in cui possiamo incappare nel processo di stampa? Quali sono le principali limitazioni a cui andiamo incontro? A quali compromessi sei dovuto scendere?
R- Separazione e taglie, questi sono i miei problemi. Colori limitati: non ho mai avuto un reale problema per questo. Per anni ho disegnato solo in bianco e nero, così è divertente ritornare a farlo, e lavorando coi mezzi toni puoi fare davvero molto. Si dice che in arte dovresti sempre limitare la tua palette di colori per avere un maggiore impatto. Lo sto finalmente capendo, ma mi dimentico che questo può essere fatto anche in ambiti diversi dalle t-shirt. Sono entrato in questo mondo di 4 colori facendo questo lavoro, è difficile applicarlo ad altre cose.
Separazioni: lavoro solo in Photoshop e lavoro in modo molto confuso (sotto le linee). Uso i livelli per coprire delle cose e dare un look più pulito, questo comporta un file molto pesante, così devo unire i livelli e poi separare i colori su livelli diversi. Non lo avevo mai dovuto fare prima e mi stupisce che uno stampatore non offra questo servizio, credo ci sia un programma chiamato film-ripper o qualcosa così. Mi piace mandare un file piatto e che lo stampatore sia un professionista e si preoccupi delle questioni legate alla stampa. Gli stampatori dovrenno includere questo servizio, avrebbero molti più clienti.
Taglia: grrrrr me irrita parecchio quanto produco un design in una certa dimensione e il cliente/stampatore lo stampa piccolo sul petto. Ne parlavo con gente del settore e dicevano: se un cliente non può produrre il tuo lavoro come è stato progettato non dovresti produrre nessun lavoro per lui, perchè è una diretta rappresentazione di quello che fai, nessuno pensa “hey, la band lo ha stampato piccolo”, pensano “Hey, l’artista ha fatto un disegno piccolo”, che non è bello.
D- Sei attivo in qualche community di t-shirt design, tipo designbyhumans.com per esempio? Hanno stampato qualche tuo lavoro?
R- Emptees è quella che frequento di più, c’è un sacco di bella gente lì. Ho proposto un design su Designbyhumans ed è stato stampato. Ma non credo di avere l’indole adatta alla competizione, sono un pessimista nato. Il mio amico Jimiyo ha passato un anno intero solo partecipando a contest, nessun lavoro da freelance, ma quel ragazzo è un drago ed il tipo adatto a certe cose, ho imparato un sacco da lui.
Recentemente ho imparato molto sulla natura dei forum: sono immortali. Qualche grosso nome recentemente mi aveva messo in guardia su certe cose, dicendo che portano negatività. Portano visibilità ai lavori, ma si deve fare attenzione, la gente ci tira la merda sopra. La gente dimentica che internet è un piccolo posto e tu non sai mai chi sta guardando. Avete presente quella gente che su youtube lascia commenti tipo “frocio!” o “coglione” ecc? Bene, ci sono anche nel mondo dell’arte.
D- Le tue illustrazioni sembrano ispirarsi molto alle tavole da skate e agli stickers dei più noti brand del settore degli anni 80 e 90. Hai mai lavorato per una casa produttrice di skateboard?
R- Lavorare per una marca di skate? Sì, per favore!! Ero uno skater ed è stata una delle mie influenze. Gli anni 80 e 90 hanno segnato un periodo stupendo della mia vita. Vagare in giro a costruire rampe, distruggendo marciapiedi, indossando bermuda… datemi una macchina del tempo! Arte e influenze fanno il girotondo, scaviamo di continuo nel passato, riscaldandolo e aggiungendo qualche spezia e dandolo in pasto alle nuove generazioni. Non finirà mai. Ricordo negli anni 90 ci fu una riscoperta degli anni 60, con colori luminosi e un’infinità di droghe e rave all’aperto. Accadrà in ogni generazione – ed è una figata. La “skateboard art” è recentemente diventata un settore strafigo nel quale operare e vorrei esserci dentro. Ci sono alcune case produttrici che stanno lentamente riportando in gioco alcuni design veramente validi. Ricordo che per un po’ lo skate design conobbe una fase regressiva e “loghizzata” e persi interesse.
Ndr: sul suo sito Godmachine ha recentemente postato un messaggio dove comunicava di aver finalmente lavorato per un brand di skate. Qui sotto un suo lavoro. Complimenti!

D- Quali consigli daresti a chi vuole intraprendere la carriera di illustratore professionista?
R- Ho avuto la fortuna di ricevere ottimi consigli da ottime persone e anche qualche bell’incoraggiamento. Jeff Finley (www.gomedia.com) è stato grande con me sin dall’inizio ed uno dei suoi migliori consigli è stato “Semplicemente, disegnalo!”, questo non era rivolto specificatamente a me, era sul suo blog. Era bloccato su un pezzo da diverso tempo, pensava, si preoccupava, quando avrebbe semplicemente dovuto disegnarlo e basta, errori e tutto. Quando ho un problema simile mi risuona nella mente questo consiglio e questo mi ha aiutato a produrre dei grandi pezzi, quando sono bloccato: “Semplicemente disegnalo!”.
Personalmente potrei dire: entra in una community. Ce ne sono un sacco adesso, mi ha aiutato alla grande. Devi trovare gruppi di persone che fanno le stesse cose che fai tu e condividere le idee. Quando facevo boxe avevamo uno sparring partner che si allenava con noi, questo per assicurarci che se una sera non avevamo voglia di uscire a correre lui veniva a bussarci alla porta per farci correre – e viceversa.
Far parte di una community è all’incirca la stessa cosa. Lo stile che faccio adesso è venuto da sè e ho avuto qualche eccellente, se non terribilimente, incredibilmente bravo sparring partner.
Grazie di avermi intervistato – è stato fichissimo – Spero possa aiutare qualcuno. Se qualcuno volesse qualche altro consiglio o qualsiasi cosa, mi scriva pure un’email (in inglese, Ndr).
il vostro
Aziz
a.k.a. Godmachine (clicca per vedere il suo sito)

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