Amazing woodcuts by Gabriela JolowiczSorprendente xilografie di Gabriela Jolowicz

Covering the gap between an ancient tradition and the contemporary taste, Gabriela Jolowicz (Germany, 1978) does an impressive work in woodcuts: a mixture of naïve style, realistic depictions and symbol-like simplifications. Printmaking has a huge value in the history of illustration as a means of reproduction of art, one of many reasons that such a meticulous work as hers gets our attention. As she said, the conflict of the oddity of the technique and fugitiveness of the moment changes the perspective of conceiving representation itself. I had the privilege of talking to Gabriela, and refresh my curiosity about her working process:

 “The wood actually doesn’t want you to cut into it. It always works against you. It’s just not as easy going as drawing with a pencil, when you have done something wrong, you cannot undo it. Even though it sounds negative, it actually helps me to think about what I am doing. I often do prints in-between the cutting process and reconsider the picture based on the latest print. Therefore, you can never say in the beginning how the picture is going to look in the end. I kind of take many short-cuts and detours. And suddenly I know, it is done. Any more detail would kill the whole thing.”



Colmando il divario tra un’antica tradizione e il gusto contemporaneo, Gabriela Jolowicz (Germania,1978) fa un lavoro di grande effetto in xilografie: una miscela di stile naif, raffigurazioni realistiche e semplificazioni simboliche. La tecnica di stampa ha un valore enorme nella storia dell’illustrazione come mezzo di riproduzione artistica, uno dei tanti motivi per cui un lavoro meticoloso come quello che lei fa, attire la nostra attenzione. Come lei ha detto, il conflitto tra la particolarità della tecnica e la sfuggevolezza del momento cambia il modo in cui si concepisce la propria rappresentazione, il quale ora si prova a ricostruire. Ho avuto il privilegio di parlare con Gabriela e di rinfrescare la mia curiosità per il suo processo di lavoro:

“Il legno in realtà non vuole che tu lo intacchi. Sempre lavora contro di te. Non è così semplice come disegnare con una matita. Quando hai sbagliato qualcosa, non puoi disfarlo. Anche se puó sembrare negativo, in realtà mi aiuta a pensare a quello che sto facendo. Molte volte faccio stampe in mezzo al processo di intaccatura e riconsidero il dippinto basate nell’ultima stampa. Dunque, non puoi mai dire all’inizio come l’opera si vedrà alla fine. Io faccio molti short-cuts e detours. E a un tratto lo so: è fatto. Ogni altro dettaglio in più ucciderebbe l’intero lavoro.”



TEST