Peeta, quando il graffito esce dal muro

Peeta è un writer, ma per quanto lui usi definirsi tale è innegabile che questa definizione gli stia un po’ stretta. Innanzi tutto è un grandissimo writer, poi è anche scultore e pittore dallo stile inconfondibile. La sua arte è conosciuta in tutto il mondo e le sue opere vengono esposte e vendute su piazza internazionale. Ah, è italiano e lo abbiamo intervistato per voi (e per noi).

D- Dicci qualcosa di te, quando e come ti sei avvicinato al mondo della street art?

R- Ciao, io scrivo Peeta dal 1993. Premetto che Street Art è un termine nuovo, è più giovane di quello che faccio, mi riconosco di più come Spraycan Artist, Graffiti Writer o semplicemente Writer. Street Art definisce in modo forse un po vago quello che io e molti altri fanno. Essa ha punti in comune con in Writing ma dentro essa ci sono artisti che fanno e credono in cose molto diverse tra loro, la loro storia e provenienza a volte è completamente estranea al mondo dei Graffiti. Ultimamente si fa un po di confusione in merito. Ma a parte questo io ho iniziato a scrivere il mio nome per conto mio sui muri della mia città, un paesino in provincia di Padova. Poi sono entrato in contatto con la realtà dei Graffiti a Padova e a Mestre, per anni mi sono confrontato con essa e sono nati successivamente ottimi legami e la formazione o l’intergazione in gruppi di Writers già consolidate. Successivamente ho portato le bombole anche fuori dall’Italia, inizialmente per un impulso personale e poi invitato a numerose esibizioni e mostre. Grazie a questo mi sono confrontato con moltissime realtà diverse che hanno contribuito alla mia crescita artistica. Parallelamente ho sviluppato il mio stile basandomi su esperimenti di scultura con il solo fine di sviluppare più a fondo il mio stile acquisendo più consapevolezza della rappresentazione tridimensionale che è mia peculiarità stilistica. Ciò mi ha portato fin qui.

D- Quando hai avvertito la necessità di trasferire la tua arte dalla strada a media più tradizionali come pittura e scultura?

R- La necessità di scolpire è appunto iniziata con l’intento di studiare a fondo le mie forme, scolpendole ho acquisito una nuova sensibilità anche nel disegno. Ho usato la scultura come metodo di studio personale, non c’è stata all’inizio la volontà di creare delle opere di scultura fini a se sesse. Ma è grazie ad essa che quello che dipingo assume un aspetto quasi trans-architettonico. Solo ultimamente sto facendo sculture per il gusto di farle, perchè forse è proprio in esse che risiede il mio stile, quindi pur essendo ancora il mio metodo di studio, posso considerarle il fulcro di tutto e quindi posso definirle anche delle opere a se stanti.
Più o meno la stessa cosa è stata per le tele, ho iniziato a farle per un semplice motivo di esercizio personale. E’ stato un modo di provare forme nuove e abbinamenti di colori con il fine di dipingere in modo migliore su muro. Successivamente per necessità ho cominciato a mostrarle e fortunatamente a venderle. Non ho mai avuto la pretesa di fare tele per vendere, ma così è successo automaticamente e continuo a venderle in tutto il mondo e continuerò a farlo con gran piacere.

D- Che tipi di tecniche usi per i tuoi quadri?

R- La tecnica che uso per i quadri è sempre stata lo spray e l’aerografo. Questo strumento assomiglia molto allo spray con l’unica differenza che con esso posso dipingere in miniatura, ma con la stessa tecnica a mano libera che uso con lo spray, è un ottimo esercizio ed è anche molto più economico di fare una grande parete.

D- Le tue sculture sono di diversi materiali. Come hai acquisito questa padronanza in lavorazioni così varie?

R- Ho frequentato l’istituto d’arte ad indirizzo scultura, ho lavorato come prototipista e sono laureato in Disegno Industriale. Ho sempre assorbito tutte le tecniche e metodi da scuola e lavoro per le mie opere. Ultimamente mi avvalgo di soluzioni e metodologie industriali per realizzare le sculture. Ora questa è diventata la mia professione e continuo ad allargare le mie conoscenze semplicemente sperimentando in continuazione, sempre alla ricerca di nuovi materiali e metodi per lavorarli.

D- Esporre in galleria ed “esporre” in strada. Che differenze ci sono? Quali pro e quali contro nell’una e nell’altra?

R- Esporre in strada è la cosa più affine a quello che faccio, è nato tutto in strada quindi è li che le opere si esprimono a pieno anche perchè di solito quando dipingo in un muro tengo sempre conto dell’ambiente circostante, come se tutto il contesto fosse lo sfondo del mio pezzo. Analizzo luce e colori presenti nel posto e cerco quando possibile una perfetta integrazione. In galleria la cosa è un po forzata ed è difficile interagire in questo modo, ma non c’è comunque posto migliore per esporre e vendere i miei esercizi, cioè tele e sculture.

D- Quali progetti hai per il prossimo futuro? Dove possiamo vederti all’opera?

R- Nel prossimo fututo continuerò a dipingere e scolpire. Il 27 Settembre sarò a Gemona nel Friuli a dipingere ad un evento ‘Elettromenti’ in collaborazione con Amnesty. Il 12 Ottobre alcune tele verranno esposte a Manchester, Edgeart gallery. E il 26 Ottobre sarò a Madrid per un altro evento nel quale dipingerò una grossa parete. In vista ci sono probabili collaborazioni con gallerie negli Stati Uniti.

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